Dopo essermi dilungato sull’esperienza al concorso “Birra dell’Anno”, due parole ora sulla fiera vera e propria, “Selezione Birra” anche se il più evocativo nome di “Pianeta Birra” fatica a uscire dal nostro vocabolario.
Come al solito, la cosa più bella di “Rimini” è incontrare persone che per motivi geografici si riescono a vedere solo un paio di volte l’anno, nonchè il senso di appartenenza a un gruppo che condivide la stessa passione.
Ma l’altra cosa bella è l’opportunità di assaggiare (non dimentichiamolo: a sbafo) prodotti di birrifici che, sempre per motivi geografici, o perchè attivi da pochissimo tempo, risultano altrimenti impossibili da approfondire.
Insomma, ogni anno “Selezione Birra” rappresenta una buona istantanea di quella che è la scena birraria nazionale (con qualche “intromissione” svizzera) da tutti i punti di vista, sia da quello del prodotto sia da quello commerciale, dal momento che essendo una fiera pensata per gli operatori buona parte dei visitatori sono gestori di ristoranti e locali (li riconoscete, sono quelli che si sbronzano per primi), che dimostrano sempre un grande interesse nei prodotti dei microbirrifici nostrani (perlomeno fino al momento di vedere il listino…)
Com’è nel 2012 questa fotografia? Secondo me, un po’ mossa.
Cose positive: l’area destinata ai microbirrifici è stata più ampia che negli ultimi anni, con un numero di espositori in discreto aumento. Tanti nomi nuovi, e questo è un bene.
Nello stesso padiglione inoltre erano presenti numerosi produttori/rivenditori di impianti e strumentazioni che mi sono sembrati di livello più alto rispetto agli altri anni (c’erano linee di imbottigliamento molto appariscenti) segno che il mercato cresce e che molti birrifici stanno uscendo dalla fase “poco più che hobbistica” facendo anche investimenti importanti che sono l’unica via per espandere il business.
Cose negative: il numero di birrifici aumenterà (anche se meno rapidamente rispetto all’anno scorso) ma il livello medio mi sembra sempre costante, anzi forse addirittura in discesa (come se la qualità complessiva sia ora da dividere da più attori). Tanti birrifici nuovi (non tutti), sempre secondo me, partono in maniera un po’ ingenua, con idee un po’ distorte del mercato e del prodotto. Delle novità provate, ben poche mi hanno convinto a fondo, inoltre la situazione è molto diversa rispetto a cinque anni fa, quando si poteva fare il grande salto senza pensarci troppo su. Da questo punto di vista Brewfist ad esempio secondo me deve essere un faro. Sì, servono investimenti importanti, ma è il mercato, non un gioco…
Un’altra cosa che mi fa un po’ storcere il naso è l’assenza di alcuni produttori “storici” o comunque di alta qualità. Ognuno decide ciò che vuole del proprio business, ma mi chiedo cosa possa spingere a non partecipare a quella che, con tutti i suoi limiti, è la principale fiera nazionale del settore. Mancanza di tempo, o saturazione della produzione e quindi non necessità di cercare nuovi clienti/canali? Secondo me la crescita deve essere perseguita con costanza e senza limiti, soprattutto in questi tempi di difficoltà. E se anche fosse, nei loro panni parteciperei solo per il “sentirmi parte del gruppo”. Va detto che comunque le personalità di molti di questi birrifici erano presenti come visitatori, e quindi quest’ultima accusa un po’ cade.
Cosa ho bevuto di buono:
l’ormai “solito” Foglie d’Erba, che dobbiamo abituarci a non vedere più come una novità. Mi riferiscono che qualche birra non era troppo a posto, ma (fortunatamente?) non l’ho assaggiata. Degna di nota la Freewheelin’ IPA, medaglia di bronzo al concorso (e, di fatto, migliore IPA italiana del 2012).
Ho “riscoperto” anche se fugacemente Almond 22, un produttore che fa ottime birre ma non viene mai celebrato come dovrebbe.
Allo stand del birrificio B&C era presente Lelio Bottero con le due birre “Niimbus” prodotte per il locale della figlia. Realizzate con mosto di uva moscato, risultano piuttosto caratterizzate dallo stesso, coprendo un po’ il resto.
Quelli di Brewfist, come già detto, sono ormai un punto di riferimento con una gamma consolidata (anche se la Fear non era proprio al top). In più hanno portato una nuova Imperial Porter chiamata X-Ray, molto ben fatta.
Un birrificio invece per me completamente nuovo dal quale ho trovato buone birre è il Piccolo Birrificio Clandestino di Livorno, con una discreta punta nella “Santa Giulia”.
Ma la novità migliore, e che più mi ha fatto piacere scoprire, è stata quella del Birrificio del Forte, degli amici e “vecchie conoscenze” della scena birraria Carlo “Zurgo” Franceschini e Francesco “Frà dal Forte” Mancini. Due birre in stile inglese (bitter e una strepitosa porter, la “Due Cilindri”) e due in stile belga (una blonde molto beverina e una tripel/belgian strong ale) tutte assolutamente ben fatte tenendo conto che sono partiti da pochissimi mesi. A ciò abbinano un’immagine giovane e vincente, un serio progetto imprenditoriale e una grandissima competenza che deriva appunto da anni e anni di passione. Insomma, quello che i nuovi birrifici devono fare e il contrario dell’atteggiamento un po’ approssimativo che criticavo sopra. Bravi.
Fronte Toccalmatto: anche se aborro abbastanza la mania delle one-shot, la “B Space Invader” che non avevo mai assaggiato mi è piaciuta, molto morbida, sarà anche stata la spillatura a pompa.
Mi ha convinto meno la “Due di picche”, la “Black IPA” di Menaresta, un po’ troppo tostata per i miei gusti, ma assolutamente encomiabile la solidità della loro gamma e la Birra Madre che ho avuto finalmente l’occasione di assaggiare per la prima volta, un perfetto Lambic piatto della Brianza. Non a caso ha vinto il primo premio nella categoria Birre Acide, giudicata dal tavolo che comprendeva un certo Yves Paneels che di acidi mi dicono se ne intenda…
Le altre novità, francamente, mi hanno come già detto lasciato un po’ deluso: niente di cattivo, per carità, ma tante piccole cose da sistemare. Rimandati a settembre (o al prossimo evento birrario)!















































